I Gonfaloni del Palio

Premessa

Alfieri Tessa autore dei Gonfaloni del Palio

Il madonninese Alfieri Tessa, sulla porta esterna dello studio di casa, in Via San Giorgio alla Colombaia, con la tela del Palio (quello “attuale”) che aveva appena finito di dipingere.

Ogni tanto, negli anni ormai passati, ho assistito, in disparte, allo svilupparsi di una polemica fra coloro che reclamavano in assoluto l’idea creativa del “Palio dei Micci”, comunque sempre rimanendo sicura la sua nascita nell’ambito di un consiglio dell’allora Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, oggi Pro Loco di Querceta.
Per quanto riguarda i Gonfaloni del Palio mai vi sono state polemiche, ma a distanza di tempo, quando mi è capitato di parlarne con amici, ho scoperto, e con sorpresa, una quasi totale disinformazione sulla nascita di questo oggetto, conteso poi con tanta passione da ogni contrada che ambisce conquistarlo per suo conto, allo scopo di poterlo custodire per un intero anno, alla scadenza del quale deve essere riconsegnato; eppure nel libro del Roni (Roberto Roni – Origini del Palio dei Micci – ed. Versilia Oggi 1980, ndr) un qualcosa vi è accennato. Sicuramente il suo valore sta in questa essenza, che poi è la soddisfazione di averlo vinto e basta, magari vinto più volte.
È certo che non tutti sanno che di Gonfaloni del Palio ce ne sono due, e con un amico stretto, e di vecchia data, ho perfino dovuto discutere, e faticare non poco, per convincerlo sulla paternità di chi dipinse il primo Palio, fra l’altro definitivamente nelle mani della sua Contrada (La Lucertola) già dall’inizio del 1964, quando lo vinse per la quarta volta, sulle otto edizioni previste, all’inizio, dal Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, avendolo vinto per tre volte “La Madonnina” e per una volta “Il Ponte”. Neanche ricordava che è firmato, eppure, nel 1956, quando lo vinse per la prima volta queste cose le sapeva!

Il primo dei Gonfaloni del Palio

Il primo dei Gonfaloni del Palio

Il primo dei Gonfaloni del Palio

Il primo dei gonfaloni del Palio lo dipinsi dal sabato 10 marzo al successivo venerdì 16, del 1956. Pochi giorni mi dettero, perché prima non ci avevano pensato. Mi fu ordinato il 9 marzo dal barone Rodolfo Cope (capo commissione della nuova manifestazione folkloristica) e da Raffaello Giannotti. Parlammo della cosa nell’ufficio tecnico della Ditta Menchini Guido & F.llo, dove ero impiegato. Naturalmente era presente Carlo Menchini, e anche suo padre, l’anziano Beppe. Come soggetto obbligato mi fu indicato “la Fuga in Egitto”.
Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno ebbi il materiale richiesto. Così, il sabato, nelle ore presto del mattino e alla sera dopo la giornata lavorativa, come usava a quel tempo, iniziai a comporre il quadro, disegnandovi San Giuseppe e la Madonna; quest’ultima in groppa ad un asino intanto che fra le braccia stringeva il suo Bambino Gesù, tutti in fuga verso l’Egitto per evitare la strage ordinata da Re Erode; volendo con ciò raffigurare la più antica fuga conosciuta in cui vi fosse un asino (“Miccio” nel gergo versiliese).
Lavorai con passione negli intervalli del lavoro professionale, particolarmente al mattino presto e alla sera dopo cena, poi per poterlo finire in tempo utile ebbi qualche ora di ferie negli ultimi due pomeriggi.
Rappresentai le figure in movimento da sinistra verso destra di chi guarda.
La sera del 15 marzo ebbe luogo una visita nella mia abitazione per vedere come prendeva corpo l’opera ordinata. Allora abitavo a lato della Via Aurelia, dalla parte verso il mare, alla Madonnina, dietro un’altra casa, e le mie tre stanze guardavano il fianco occidentale della casa in cui abitava la famiglia del Landi Giocondo, a poche decine di metri.
Vennero il barone Cope e il Giannotti Raffaello, erano accompagnati dal Menchini Carlo; entrammo nella stanza dove avevo il mio studio, luogo freddo da morire; lì, appoggiato al tavolo da disegno, era in mostra il “Palio”, da finire entro il giorno dopo. Il sabato mattina, 17 marzo, sarebbero venuti a ritirarlo, anche se la vernice era ancora troppo fresca in alcuni punti.
Il lavoro piacque ai presenti, che si complimentarono, felici soprattutto di avere un qualche cosa da consegnare al vincitore, come era stato promesso. Gli offersi un caffè che sorbimmo discutendo su quella nuova festa, che ormai era alle porte. Ma in quella stanza fredda, dopo essere uscito dalla cucina assai calda, incominciai a sentirmi male, la testa mi pareva girasse, e non erano le sigarette fumate durante la conversazione; giacché da fumatore non avevo mai avuto quei disturbi, a quel punto non vedevo l’ora che andassero via, e ciò pensavo con rammarico.
Finalmente se ne andarono e allora confidai a mia moglie quel mio malessere, lei mi vide diventare bianco in volto, e subito mi liberai lo stomaco del peso che lo affliggeva, era in atto una bella congestione, che dopo mi passò con una bella dormita.
Il 17 marzo il Palio passò nella mani della sarta, anzi della tappezziera, che iniziò a foderarlo posteriormente con striscie verticali di sostegno e per poi aggiungere cordoni con pennacchi penzolanti, il tutto per essere pronto nella tarda mattinata della domenica 18 Marzo.
Venne il pomeriggio del giorno 18, giornata promettente dopo la pioggia.
Le contrade partecipanti fecero la loro prima sfilata trasferendosi dal centro di Querceta al campetto detto delle Catene, posto fra gli olivi. In testa marciava l’alfiere a cavallo: era lui che teneva alto il gonfalone del Palio. Un conducente teneva per il morso il cavallo; ma, al momento di lasciare la stradella per entrare nel campetto, il cavallo ebbe una sbandata e il cavaliere ruzzolò per terra, il Palio finì in una pozzanghera e si infangò. Anna, mia moglie, che avevo a braccetto mi disse:
– Hai visto?!? Neanche volevi che andassi a spolverare nel tuo studio perchè avevi paura che la polvere si attaccasse alla vernice fresca…! Sei contento ora, che l’hanno ridotto così! –
Vennero poi le contestazioni degli anni successivi, che ho vissuto in prima persona con la mia contrada, con notti insonni e tanta sofferenza, neanche lontanamente pensata quando dipingevo quel coso, chi lo aveva, nel nasconderlo, lo trattò male, lo spiegazzò; tant’è che dopo alcuni anni risultò assai sciupato. Dopo quel primo anno, una persona che incontrai mi dette soddisfazione, era il pittore Bertozzi Egisto di Ripa, che avevo conosciuto nel periodo dello sfollamento a Ruosina, nel 1945, apprezzò il dipinto e quando altri presenti gli dissero che ne ero l’autore subito si complimentò con me.
Ma vorrei ritornare a quel primo giorno del Palio, perché in quella occasione ci divertimmo davvero, e non mi sono mai dimenticato le risate di mia suocera, una milanese che all’occorrenza mescolava il suo dialetto col nostro, si divertiva osservando la scena mentre alcune donnette si sbellicheravano dalle risa intanto che gridavano: – Guardate il miccio del Menchini come cmina a cularriéto!
Ciò riferito, naturalmente, al somaro della contrada del Marzocchino, e non alla persona dell’anziano Beppe Menchini, che si sgomentava vedendo allontanarsi la vittoria sperata.
Erano altri momenti, e ripensati oggi sembravano anche più divertenti, se pure in quanto a bellezza delle contrade sono stati largamente superati.

Il secondo dei Gonfaloni del Palio

Il secondo dei Gonfaloni del Palio

Il secondo dei Gonfaloni del Palio

Il secondo Palio mi fu ordinato dal geom. Giuseppe Bambini, allora presidente della Pro-Loco Querceta, dopo che, per rispettare il regolamento, il primo “Palio” restò alla Contrada de “La Lucertola”, per il maggior numero di vittorie (quattro, n.d.r), come ho già detto.
Questo “nuovo” Palio è nato nel 1965, alla Colombaia, sempre in contrada Madonnina dei Pagliai come il primo, giacché lo dipinsi nella mia nuova casa di via San Giorgio. Anche per questa operazione, com’è usanza in queste cose, ebbi a disposizione pochi giorni.
Pure in questo nuovo gonfalone doveva essere rappresentata la “Fuga in Egitto”. Allora, per non farlo apparire uguale all’altro mi fu suggerito di adottare qualche accorgimento, magari differenziandone lo stile esecutivo.
Come prima cosa, una volta all’opera, sempre nei momenti liberi dal lavoro professionale, cambiai il movimento di marcia delle figure, così da farli apparire diretti da destra verso sinistra di chi guarda. Dopo questa variazione adottai uno stile più moderno, esemplificando al massimo la costruzione delle vesti e, cosa più importante, mettendo in evidenza la premura di far presto a fuggire, dando l’idea di camminare assai svelti, magari con l’apparente rifiuto bizzarro dell’asino, esaltando con ciò la caratteristica propria della nostra corsa, vista nell’imprevedibilità somaresca, per non dire miccesca.
Quando lo ebbi finito lo fotografai sul terrazzo al primo piano, sorretto da Paolo, mio figlio, che vi restò nascosto dietro.
Per dovere di cronaca avevo dimenticato di dire che il primo Palio, fu fotografato davanti al cancello per il quale si accede nella casa dell’allora Landi Giocondo.
Per questo gonfalone non ci sono episodi particolari da raccontare, ma ancora può essere detto che ebbe rifiniture con fodere, cordoni e pennacchi come il primo, e che subito, in quella decima edizione, contando il Palio scovato non assegnato, fu di nuovo “La Lucertola” a conquistarlo, con l’onore di essere la prima contrada ad applicarvi il proprio emblema di contrada, esattamente come nel primo.
Giunti a questo punto una cosa è doveroso dirla, e questa si riferisce a una decisione presa dalla ProLoco e contrade, dopo discussioni a non finire in quegli anni, perché fu deciso di lasciare in competizione questo gonfalone, e tale risoluzione avvenne in modo definitivo. Sorse però col tempo, un inconveniente, si erano esauriti gli spazi a disposizione per figurarvi l’emblema della Contrada vincitrice. Negli anni a venire, i contradaioli di parte vittoriosa, iniziarono a dipingere gli stemmi nei punti più impensati: uno, persino, aderente alla testa del Bambino Gesù. Se la ProLoco non avesse preso gli opportuni provvedimenti, molto probabilmente, oggi, risulterebbero nascoste anche le facce delle figure. Il Sig. Federigi Anacleto, capo commissione dei festeggiamenti per il 1978, si rivolse quindi a me, come spesso faceva secondo necessità, avendo piena fiducia nel mio operato di consigliere personale, oltre che collaboratore apprezzato, e in certi anni anche come consigliere eletto nella ProLoco di Querceta. Alla sua richiesta di soluzione convenimmo che sarebbe stato utile aggiungere due bande doppie, disposte lateralmente, sulle quali, via via, apporre i nuovi emblemi delle contrade vincitrici. Con questa risoluzione, appositamente studiata, fu risolto il problema, e avrebbe permesso di oltrepassare abbondantemente l’anno 2000. Questa volta, per prima, fu la contrada “La Madonnina” a iniziare la nuova serie di scudetti, con la vittoria del 1978.

Auguri e buona fortuna a tutti, con particolare riguardo alla contrada che vi potrà aggiungere lo scudetto con emblema siglato: anno 2000. Ed ora non si offendano le altre contrade se dico: forza Madonnina! Fa che la vittoria sia nuovamente tua!

Alfieri Tessa

Da un articolo di Alfieri Tessa apparso su “Il Pagliaio” in occasione del 34° Palio dei Micci (28 Maggio 1989).


Il terzo dei Gonfaloni del Palio

Il terzo dei Gonfaloni del Palio

Il terzo dei Gonfaloni del Palio

Per completare “il racconto” del Maestro bisogna aggiungere che, a differenza di quel che Lui stesso pensasse al momento di scrivere quanto sopra, Il Consiglio della Pro Loco decise, nel 2000, di procedere alla realizzazione di un nuovo gonfalone per il semplice fatto che quello “in carica”, così come accaduto col primo gonfalone, passando di mano in mano specie nel giorno del Palio nonché durante i caroselli della vittoria, si era di molto deteriorato e si rischiava che fosse danneggiato irreparabilmente.
Il terzo Gonfalone, opera sempre di Alfieri Tessa, raffigurante ravvicinati i due precedenti gonfaloni del palio, prese vita negli stessi locali del precedente, alla Colombaia.

Il Gonfalone del Palio dei Palii

Palio Straordinario

Il Gonfalone del Palio dei Palii

Probabilmente il Tessa volle fare così perchè immaginava che quel gonfalone, sarebbe stato l’ultimo di suo pugno, anche se in realtà non andò così. Quando in occasione dei 50 anni del Palio venne organizzato il 25 settembre 2005, un Palio Straordinario, detto il “Palio dei Palii”. Il gonfalone, neanche a dirlo, fu di nuovo commissionato e realizzato dal Tessa, che per l’occasione ne realizzò due identici: uno, quello effettivamente messo in palio (e vinto dalla giovane fantina Martina Righi, sul miccio “Piccione”, rappresentanti il Palio di Ferrara), mentre l’altro, commemorativo, è generalmente esposto sulla balconata soprastante l’ingresso della chiesa di Querceta o viene temporaneamente esposto al Museo del Palio. A questo Palio parteciparono, ovviamente, le otto Contrade del Palio dei Micci, nonché le rappresentanze dei Palii di: Ferrara, Romano d’Ezzelino (VI), Bereguardo (PV), Cameri (NO), Torrita di Siena (SI), Roccastrada (GR), Orani (NU), Cuccaro Vetere (SA) e Perfugas (SS).
L’immagine sul drappo, è quella di Santa Maria Prope Portam. Così era chiamata un’antica chiesa oggi non più esistente nell’odierna zona di Montiscendi.

Conclusioni

Il primo Gonfalone, come spiegato nell’articolo dallo stesso Tessa, fu assegnato alla Contrada “La Lucertola” perché il regolamento prevedeva la definitva assegnazione alla Contrada che per prima avrebbe vinto il palio per 4 volte mentre il secondo Gonfalone, è custodito nella sede della Pro Loco, e ultimamente, esposto nel Museo del Palio in Via F.lli Rosselli a Querceta.

Il Maestro si spegnerà nella sua casa, alla Colombaia, nella serata dell’11 febbraio 2015, all’età di 93 anni.

Questo articolo, oltre che illustrare la storia dei gonfaloni del Palio, deve anche rinnovare l’orgoglio che un madonninese (forse il più madonninese di tutti in quanto lo stesso Alfieri fu l’ideatore della Contrada La Madonnina) abbia avuto un ruolo così importante nella storia della nostra manifestazione, realizzando (tra l’altro) quello che è, senza dubbio, il premio più ambito dalle otto Contrade.

Il Primo Consiglio Direttivo

Alfieri Tessa è un maestro: il nostro Maestro. È chiaro quindi che spesso ci si rivolga a lui per i più disparati consigli. In occasione di questo Cinquantesimo, gli ho chiesto di scrivere “due righe” per questo giornalino. Dal suo ben fornito “cilindro” invece, è uscita una rarità: il verbale della prima riunione del Primo Consiglio Direttivo di Contrada. Non sò quante altre consorelle se ne possano vantare; noi lo possiamo, e quello che segue ne è il testo integrale; chiuso da un auspicio dello stesso Alfieri.


Dal verbale della riunione si ricava che: “Prende la parola il Sig. Salvatori Giorgio il quale apre la seduta rivolgendo un plauso di ringraziamento al Cav. Landi Giocondo, ideatore e finanziatore della Contrada della Madonnina nell’edizione del Palio dei Micci del 1957 e a quanti con lui hanno collaborato.
Passa quindi ad illustrare ai presenti la maiuscola prestazione fornita dalla Contrada, classificatasi seconda al Festival della Canzonetta, ma moralmente vincitrice come ben tutti sanno, e la prima posizione nella Corsa dei Micci, e quindi detentrice dell’ambito Palio, nonché dello spirito antagonistico che ha suscitato negli animi di tutti i contradaioli della piana versiliese.
Prende poi la parola il Sig. Orlandi Alfio, il quale fa un’ampia illustrazione del programma dei festeggiamenti predisposti dal Comitato della Pro Querceta e da qui l’opportunità di aver costituito il comitato della Contrada, nonché di eleggere un consiglio direttivo di amministrazione, spiegando le modalità di votazione per l’elezione dei candidati, precedentemente scelti da una commissione elettorale, sostituibili con altri nominativi di loro preferenza.
Si passa quindi alla votazione e risultano eletti:

Presidente e Capo Contrada:
il Sig. Landi Giocondo.

V. Presidente e V .Capo Contrada:
il Sig. Tessa Alfieri.

Segretario:
il Sig. Bazzichi Pietro.

V. Segretario
il Sig. Garfagnini Sesto.

Cassiere
il Sig. Maggi Angelo.

Revisori dei Conti:
i Sigg. Quadrelli Ivo e Scalessi Mario

Revisore dei conti straordinario:
il Sig. Pellegrini Pellegrino.

Prende quindi la parola il neo Presidente e Capo Contrada Cav. Landi Giocondo il quale commenta l’utilità di stanziare una quota fissa mensile a seconda delle proprie possibilità, permettendo così al Consiglio di Amministrazione di fare un bilancio preventivo di entrata. La questione dopo ampie discussioni viene approvata all’unanimità.
Si passa quindi al punto 3) dell’ordine del giorno concernente il collocamento della sede sociale della contrada. Prese in esame le proposte dei consiglieri Quadrelli Ivo e Leonardi Mirano i quali mettono a disposizione del comitato una stanza della propria abitazione, prende la parola il Sig. Tessa Alfieri, il quale dopo aver illustrato l’opportunità di avere un luogo di riunione appartato propone di scegliere la stanza messa a disposizione dal Sig. Leonardi Mirano, la quale presenta i requisiti richiesti. La proposta viene accettata da tutti i presenti.
Il Sig. Landi Giocondo propone di eleggere presidente onorario della Contrada della Madonnina il Poeta Garibaldo Alessandrini. Ma da vari consiglieri viene rilevata l’opportunità di costituire un comitato d’onore composto oltre che dal suddetto Poeta, dai Sigg.: Leonardi Cav. Alfredo, Giannelli Dr. Giuseppe, Rossetti Sig. Maurizio, Maggi Ing. Natale, Barsotti Sig. Gino, Sig. Salvatore Rag. Marino, Tarabella Arch. Licio. Tale proposta viene rinviata ad altra convocazione del Consiglio.
Il Sig. Tessa Alfieri propone di affidare al Sig. Salvatori Giorgio l’incarico di redigere le parole per la canzonetta ufficiale della contrada per il Palio del 1958. La proposta viene accettata dal Comitato e quindi il Sig. Salvatori Giorgio accetta l’incarico.
Vari componenti del Comitato vedono l’opportunità di fare delle bandierine di stoffa con i colori della contrada e con l’effige della Madonna, simbolo della contrada e accettata l’idea viene dato l’incarico al Sig. Tessa Alfieri di presentare un bozzetto per l’approvazione da parte del Comitato.
In precedenti riunioni del Comitato provvisorio fu rilevata l’opportunità di inviare una lettera circolare con cedola di adesione a tutte le famiglie della Contrada. Ripresa in esame questa idea viene accettata e quindi si passa alla elaborazione della bozza da inviare in tipografia.
A richiesta di vari membri del Comitato viene deliberato di far stampare le tesserine da distribuire a tutti gli aderenti alla Contrada. Tale proposta è accettata all’unanimità.
Non avendo altro da deliberare la seduta viene chiusa alle ore 23,45.

IL SEGRETARIO                                                                                                                                                                                                                                                               IL PRESIDENTE
Bazzichi Pietro                                                                                                                                                                                                                                                                   Landi Giocondo


Questa era la nostra Contrada al momento della sua fondazione, ma poi grazie all’impegno e alla passione che noi giovani del tempo sapemmo trasmettere alle successive generazioni che fedelmente ci seguirono negli anni, la nostra Contrada è viva e vegeta, ed è merito di questi nostri successori se sono stati raggiunti alti livelli nei risultati delle varie manifestazioni.
Nel 2005 sarà festeggiata la cinquantesima edizione del Palio, e attualmente la nostra Contrada detiene il maggior numero di vittorie, che sappiamo ammontare a dodici, davanti alle inseguitrici: il Ponte con nove vittorie e la Lucertola con otto, dopo essersi aggiudicata il primo Palio nel 1956.
Siamo ormai vicini alla prossima edizione, proprio quella del cinquantesimo, data importante nell’albo delle vittorie, motivo per cui un traguardo così prestigioso deve essere conquistato, e allora coraggio e avanti a tutta forza, perché nessuno deve perdersi di coraggio. Auguri e in bocca al lupo!!! I contradaioli attendono la tredicesima vittoria!

Da Tessa Alfieri, AUGURI!
Tessa Alfieri

Da un articolo di Luca Garfagnini apparso su “Il Pagliaio” in occasione del 50° Palio dei Micci (8 Maggio 2005).


Le parole di Tessa Alfieri furono di buon auspicio per la nostra Contrada che quell’anno, con il fantino Angelo Oppito ed il suo fedele miccio “Merlino”, vinse il 50° Palio dei Micci conquistando appunto la tredicesima vittoria della Contrada “La Madonnina” nella Corsa dei Micci.

Origini della Contrada La Madonnina

Origini della Contrada La Madonnina

Quello che segue è un articolo di Alfieri Tessa apparso su “Il Pagliaio” edito in occasione del 34° Palio dei Micci del 1989, e ci permette di apprendere le origini della Contrada la Madonnina, raccontate direttamente da colui che ne fu l’ideatore ed il principale promotore. Si tratta di un documento di notevole importanza per tutti coloro che desiderano sapere di più sulla storia della nostra Contrada.


E… nacque: “La Madonnina”

Questa gloriosa Contrada, che vanta il maggior numero di vittorie al Palio dei Micci, trae la sua origine, quale toponimo, da un quadretto che portava raffigurata l’immagine della Madonna; si dice rinvenuto, nel 1347, da una soave fanciulla di nome Geltrude, forse dimenticato da un pellegrino in un pagliaio della zona, esattamente nel punto in cui ora sorge la chiesetta omonima.
Come contrada del Palio dei Micci si chiama ora: “La Madonnina”, ma all’inizio si presentò col nome di “Madonnina dei Pagliai”, assumendo il nome del suo territorio, quello che si estende intorno alla chiesetta, trovandosi questa nel suo centro ideale. Sotto questo aspetto nacque ufficialmente nel 1957, se pure, già nel 1956, ebbe un primo approccio con la nostra manifestazione storico-folkloristica: se chiudo gli occhi, nella mia mente, ancora appare la figura smilza di Martino (si trattava di Martino Simonelli, che era accompagnato da suo fratello Salvatore, ndr), un appassionato contradaiolo del tempo, che sulla Via Aurelia, la domenica 18 marzo di quel 1956, più o meno davanti all’abitazione degli Alessandrini, per sua iniziativa del tutto personale, cammina verso Querceta centro, punto di raduno delle contrade partecipanti al primo Palio dei Micci.
Martino aveva appoggiato su una spalla un bastone, con legato ad una estremità un ciuffo di paglia, e quello gli penzolava dietro le spalle; al suo fianco destro gli dava il passo un somarello, per noi “miccetto”, appariva assai melenzo, era poco più grande di una pecora e lo teneva legato con una funicella, come fosse un cane al guinzaglio.
Naturalmente a Querceta non fu accettato, ritenendolo non idoneo alla corsa, così restarono in lizza sei contrade: Querceta-Centro (poi “La Quercia”), il Marzocchino (poi “Il Leon d’Oro”), Ripa (poi “La Lucertola”), Ranocchiaio (poi “Il Ranocchio”), Ponte di Tavole (poi “Il Ponte”) e infine Pozzi-Cascine (poi “Il Pozzo”), non si era ancora costituita “La Cervia”.

Dopo questo esordio poco fortunato nasce ufficialmente, come contrada, “La Madonnina”, ma col nome già citato in precedenza, e ciò avviene nel febbraio del 1957, in effetti un anno dopo, avendo come inizio la sera del sabato 2 del detto mese.
Già al principio del nuovo anno, a cura del Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, era stato indetto un concorso canoro, ed erano state invitate le contrade suggerendo ad esse di partecipare al Primo Festival della Canzone di Contrada, e tale gara canora già era disciplinata da un regolamento che prevedeva, fra l’altro, la consegna delle composizioni inedite, complete di musica e parole, entro il 31 gennaio.
Intanto, in quel lontano mese di gennaio, ed eravamo intorno alla metà dell’ultima settimana, due contradaioli del Marzocchino, nelle persone di Menchini Carlo, che era anche Presidente del Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, e del Garfagnini Ennio, passarono dalla mia abitazione per invitare me e mia moglie al Veglionissimo di Carnevale, organizzato da loro contradaioli del Marzocchino nella “Pista Moderna”, che i Viacava gestivano a Ripa.
In casa mia dissero che già aveva assicurata la partecipazione del Landi Giocondo con la sua signora Marietta, noi non eravamo ben disposti a partecipare alla festa, da anni disertavamo sale da ballo, comunque per non deluderli ci avremmo pensato.
Alla famiglia Landi, che pure visitarono, dissero che noi saremmo stati presenti e allora, questi, subito accettarono. Il giorno dopo, parlando con i signori Landi, nostri amici e vicini di casa, capimmo il trucco usato per convincerci, tuttavia, data l’amicizia che ci legava a Carlo e ad Ennio, e dopo la cortese insistenza esercitata su di noi dai Landi, che ci informarono anche della presenza di Salvatori Giorgio con la signora Rita sua moglie, accettammo l’invito.
La sera del 2 febbraio 1957, data importantissima per le origini della Contrada La Madonnina, ai bordi della sala pista da ballo, nel locale già detto, ci sedemmo ai lati di un tavolo che ci avevano riservato. Presto ebbero inizio le danze, io e mia moglie ballammo e negli intervalli, mentre conversavamo divertiti, al nostro tavolo, con una certa frequenza, esplodevano tappi di bottiglie di spumante, che allora rigurgitavano schiuma in abbondanza, e anche qualche schizzo.
Quella sera l’amico Landi era veramente Giocondo, di nome e di fatto, stappava felice le bottiglie per offrire il saporoso e frizzante nèttare ad amici e conoscenti, restandosene seduto al tavolo con la Marietta sua moglie. Ma una cosa l’aveva ben fissa nella testa, giacché appena partito da casa espresse il desiderio di voler eleggere la reginetta della serata, non badando a spese.
Il Giorgio Salvatori, invece, era triste e nervoso, restò amareggiato dopo che il Bigi Nello, della contrada Ranocchiaio, non gli aveva accettato la canzone che, con il Viti Giuseppe, gli aveva preparato, ormai avendone presentata un’altra. Quella sera, fra un ballo e l’altro, l’amico Giorgio cercava qualcuno per piazzare la sua canzone, ma ormai le contrade già avevano provveduto entro la scadenza del 31 gennaio, pur sapendo che era valida una proroga fino al giorno dopo, domenica 3 febbraio.
A quel punto ebbi un’idea e mi rivolsi al Landi per suggerirgli di far nostra la canzonetta rifiutata, per presentarla a nome di una nuova contrada, che poi avremmo dovuto organizzare nel nostro territorio di residenza, visto nella Madonnina dei Pagliai, il denaro che avrebbe impegnato quella sera per la reginetta avrebbe potuto metterlo a disposizione per la confezione dei pochi costumi richiesti, per la partecipazione al Palio dei Micci, programmata per la domenica 17 marzo 1957, in seconda edizione dopo quello del 1956.
E così, dopo questo suggerimento, furono gettate le basi per le origini della Contrada La Madonnina, anche se allora si chiamava semplicemente “Madonnina dei Pagliai”. Con quella soluzione riprese la sua allegria anche il Giorgio Salvatori, che la sera stessa ebbe confermata da Dino Tarabella, responsabile dell’organizzazione del Festival programmato, che il giorno dopo avrebbe accettato la canzone, ultima presentata nei termini di regolamento.

Origini della Contrada La Madonnina
FEBBRAIO 1957 – Le Origini della Contrada La Madonnina: durante una festa da ballo organizzata nella sala dei Viacava a Ripa, il Cavaliere Landi Giocondo si decise a finanziare, su insistenza del Tessa Alfieri la nascita della nostra Contrada. Da sinistra a destra sono qui raffigurati Alfieri Tessa e la moglie Anna Silvestri; Giorgio Salvatori e consorte Rita Secchioni; Landi Maria ed il marito Landi Giocondo.

Da quel momento, seduti intorno al tavolo, promettemmo di collaborare in quel senso, e subito decidemmo di convocare tutti i giovani volenterosi del vicinato per il sabato successivo. Giocondo chiamò il fotografo che scattò la foto ricordo, per immortalare quel momento storico, foto qui riprodotta, per vedere, da sinistra verso destra: il sottoscritto con davanti sul tavolo il foglio dattiloscritto nel testo della canzonetta, segue Anna mia moglie; quindi Giorgio con sua moglie, signora Rita; e infine la signora Marietta, col suo Giocondo che chiude la fila.
Dopo la foto anche Giorgio, con più slancio, si dedicò alla danza, pensando alle modifiche da apportare al testo poetico, in modo da adattarlo alla nuova Contrada, poi, nei momento di pausa, fra un ballo e l’altro, con la sua stilografica cambiava parole e perfino frasi intere, cancellando e riscrivendo, finché nacque per la Madonnina dei Pagliai: ”O baldo miccettino”.
Il sabato successivo, 9 febbraio, l’ufficio della Ditta Landi Giocondo & C. era affollato di gioventù contradaiola, quei giovani entusiasti ascoltarono quanto gli esponemmo, alla fine la contrada “Madonnina dei Pagliai” era nata, per colori furono adottati il giallo della paglia e il blu-azzurro dal manto della Madonna, ritenendo giusta una bordatura in rosso. Ho ancora presenti i nomi dei partecipanti, ma lunga sarebbe la lista per elencarli; essendo la famiglia dell’allora ing. Maggi Natale la più rappresentativa nel territorio, ricorderò in nome di tutti il figlio Maggi Angelo, perché nel suo modo di fare mi rimane impresso, infatti, sornione, ogni tanto si faceva una risatina che sembrava di soddisfazione. In seguito durante i successivi e frequenti incontri in casa mia, spesso sfogliava i giornaletti di mio figlio e si gustava i fumetti di topolino e compari, finché non esplodeva nelle solite divertite risatine.

Sono passati ormai tanti anni, da allora, alcuni sono già morti, comunque con la nostra iniziativa credemmo di valorizzare il Palio, anche per la soddisfazione della presidenza dell’allora Comitato Cittadino “Pro-Querceta”. Come principio cercammo di fare del nostro meglio, ma non fummo capiti, oggi ispirandosi a un grande, direi: forse questa contrada non si aveva da fare, perché piuttosto di essere bene accolti a qualcuno si dette fastidio, la riprova è il fatto che troppo spesso, a quei tempi, fummo castigati e i vari retroscena ce li hanno confermati dopo diversi anni.

Noi abbiamo resistito! Giovani d’oggi, andate avanti e resistete anche voi!

Da un articolo di Alfieri Tessa apparso su “Il Pagliaio” in occasione del 34° Palio dei Micci (28 Maggio 1989).

Alfieri Tessa – Il ricordo del Presidente Giampiero Boccelli

Alfieri Tessa

Alfieri Tessa, sulla porta esterna dello studio di casa, in via San Giorgio, con la tela del Palio (quello “attuale”) che aveva appena finito di dipingere

Alfieri Tessa ci ha lasciati. Dopo una vita intensa e piena se n’è andato, con Lui scompare il personaggio simbolo ed un pezzo rilevantissimo di storia della nostra Contrada e non solo, tutto il mondo del “Palio” perde uno degli animatori principali e più creativi della manifestazione.

Per la Madonnina Alfieri, oltre che uno dei fondatori, è stato per molti anni l’anima ed il trascinatore indiscusso, profondendo un impegno ed una passione smisurati, sempre pieno di idee ed iniziative per migliorare i nostri risultati nelle manifestazioni. Anche negli anni in cui non prendeva più parte attiva alla vita di Contrada è sempre rimasto punto di riferimento e consiglio, sempre disponibile per la realizzazione di disegni per stendardi, bandiere, costumi storici ed idee per le scene da rappresentare in occasione del Palio dei Micci.

Per il Palio in generale basti ricordare la realizzazione da parte sua di tutti i quattro gonfaloni del Palio per dare la misura del ruolo che Alfieri ha avuto nello sviluppo e nel miglioramento del livello della manifestazione.

Per noi tutti una grande perdita e l’obbligo morale di portare avanti con il massimo impegno le manifestazioni del Palio, a Lui tanto care, nel rispetto dello spirito di lealtà e correttezza che Lo ha sempre contraddistinto.

A nome mio e di tutta la “Sua” Contrada, porgo le più sentite condoglianze alla Famiglia.

Giampiero Boccelli

Addio Caro Alfieri

bklutto

Tessa Alfieri

Alfieri Tessa

Questa notte ci ha lasciato Alfieri Tessa, uno dei personaggi simbolo del mondo del Palio, ideatore e fondatore della nostra contrada.

I contradaioli profondamente commossi si uniscono al dolore della famiglia Tessa con un grande abbraccio, nel rimpianto della persona speciale che è venuta a mancare…

A NOI CHE RESTIAMO, IL COMPITO DI TENERE SEMPRE VIVO IL SUO RICORDO E I SUOI INSEGNAMENTI…

Il corteo partirà, domani 13 febbraio, dalla Croce Bianca di Querceta alle ore 15.00 e si dirigerà alla Parrocchia S. Maria Lauretana dove si svolgeranno i funerali.