Origini della Contrada La Madonnina

Origini della Contrada La Madonnina

Quello che segue è un articolo di Alfieri Tessa apparso su “Il Pagliaio” edito in occasione del 34° Palio dei Micci del 1989, e ci permette di apprendere le origini della Contrada la Madonnina, raccontate direttamente da colui che ne fu l’ideatore ed il principale promotore. Si tratta di un documento di notevole importanza per tutti coloro che desiderano sapere di più sulla storia della nostra Contrada.


E… nacque: “La Madonnina”

Questa gloriosa Contrada, che vanta il maggior numero di vittorie al Palio dei Micci, trae la sua origine, quale toponimo, da un quadretto che portava raffigurata l’immagine della Madonna; si dice rinvenuto, nel 1347, da una soave fanciulla di nome Geltrude, forse dimenticato da un pellegrino in un pagliaio della zona, esattamente nel punto in cui ora sorge la chiesetta omonima.
Come contrada del Palio dei Micci si chiama ora: “La Madonnina”, ma all’inizio si presentò col nome di “Madonnina dei Pagliai”, assumendo il nome del suo territorio, quello che si estende intorno alla chiesetta, trovandosi questa nel suo centro ideale. Sotto questo aspetto nacque ufficialmente nel 1957, se pure, già nel 1956, ebbe un primo approccio con la nostra manifestazione storico-folkloristica: se chiudo gli occhi, nella mia mente, ancora appare la figura smilza di Martino (si trattava di Martino Simonelli, che era probabilmente accompagnato da suo fratello Vico, ndr), un appassionato contradaiolo del tempo, che sulla Via Aurelia, la domenica 18 marzo di quel 1956, più o meno davanti all’abitazione degli Alessandrini, per sua iniziativa del tutto personale, cammina verso Querceta centro, punto di raduno delle contrade partecipanti al primo Palio dei Micci.
Martino aveva appoggiato su una spalla un bastone, con legato ad una estremità un ciuffo di paglia, e quello gli penzolava dietro le spalle; al suo fianco destro gli dava il passo un somarello, per noi “miccetto”, appariva assai melenzo, era poco più grande di una pecora e lo teneva legato con una funicella, come fosse un cane al guinzaglio.
Naturalmente a Querceta non fu accettato, ritenendolo non idoneo alla corsa, così restarono in lizza sei contrade: Querceta-Centro (poi “La Quercia”), il Marzocchino (poi “Il Leon d’Oro”), Ripa (poi “La Lucertola”), Ranocchiaio (poi “Il Ranocchio”), Ponte di Tavole (poi “Il Ponte”) e infine Pozzi-Cascine (poi “Il Pozzo”), non si era ancora costituita “La Cervia”.

Dopo questo esordio poco fortunato nasce ufficialmente, come contrada, “La Madonnina”, ma col nome già citato in precedenza, e ciò avviene nel febbraio del 1957, in effetti un anno dopo, avendo come inizio la sera del sabato 2 del detto mese.
Già al principio del nuovo anno, a cura del Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, era stato indetto un concorso canoro, ed erano state invitate le contrade suggerendo ad esse di partecipare al Primo Festival della Canzone di Contrada, e tale gara canora già era disciplinata da un regolamento che prevedeva, fra l’altro, la consegna delle composizioni inedite, complete di musica e parole, entro il 31 gennaio.
Intanto, in quel lontano mese di gennaio, ed eravamo intorno alla metà dell’ultima settimana, due contradaioli del Marzocchino, nelle persone di Menchini Carlo, che era anche Presidente del Comitato Cittadino “Pro-Querceta”, e del Garfagnini Ennio, passarono dalla mia abitazione per invitare me e mia moglie al Veglionissimo di Carnevale, organizzato da loro contradaioli del Marzocchino nella “Pista Moderna”, che i Viacava gestivano a Ripa.
In casa mia dissero che già aveva assicurata la partecipazione del Landi Giocondo con la sua signora Marietta, noi non eravamo ben disposti a partecipare alla festa, da anni disertavamo sale da ballo, comunque per non deluderli ci avremmo pensato.
Alla famiglia Landi, che pure visitarono, dissero che noi saremmo stati presenti e allora, questi, subito accettarono. Il giorno dopo, parlando con i signori Landi, nostri amici e vicini di casa, capimmo il trucco usato per convincerci, tuttavia, data l’amicizia che ci legava a Carlo e ad Ennio, e dopo la cortese insistenza esercitata su di noi dai Landi, che ci informarono anche della presenza di Salvatori Giorgio con la signora Rita sua moglie, accettammo l’invito.
La sera del 2 febbraio 1957, data importantissima per le origini della Contrada La Madonnina, ai bordi della sala pista da ballo, nel locale già detto, ci sedemmo ai lati di un tavolo che ci avevano riservato. Presto ebbero inizio le danze, io e mia moglie ballammo e negli intervalli, mentre conversavamo divertiti, al nostro tavolo, con una certa frequenza, esplodevano tappi di bottiglie di spumante, che allora rigurgitavano schiuma in abbondanza, e anche qualche schizzo.
Quella sera l’amico Landi era veramente Giocondo, di nome e di fatto, stappava felice le bottiglie per offrire il saporoso e frizzante nèttare ad amici e conoscenti, restandosene seduto al tavolo con la Marietta sua moglie. Ma una cosa l’aveva ben fissa nella testa, giacché appena partito da casa espresse il desiderio di voler eleggere la reginetta della serata, non badando a spese.
Il Giorgio Salvatori, invece, era triste e nervoso, restò amareggiato dopo che il Bigi Nello, della contrada Ranocchiaio, non gli aveva accettato la canzone che, con il Viti Giuseppe, gli aveva preparato, ormai avendone presentata un’altra. Quella sera, fra un ballo e l’altro, l’amico Giorgio cercava qualcuno per piazzare la sua canzone, ma ormai le contrade già avevano provveduto entro la scadenza del 31 gennaio, pur sapendo che era valida una proroga fino al giorno dopo, domenica 3 febbraio.
A quel punto ebbi un’idea e mi rivolsi al Landi per suggerirgli di far nostra la canzonetta rifiutata, per presentarla a nome di una nuova contrada, che poi avremmo dovuto organizzare nel nostro territorio di residenza, visto nella Madonnina dei Pagliai, il denaro che avrebbe impegnato quella sera per la reginetta avrebbe potuto metterlo a disposizione per la confezione dei pochi costumi richiesti, per la partecipazione al Palio dei Micci, programmata per la domenica 17 marzo 1957, in seconda edizione dopo quello del 1956.
E così, dopo questo suggerimento, furono gettate le basi per le origini della Contrada La Madonnina, anche se allora si chiamava semplicemente “Madonnina dei Pagliai”. Con quella soluzione riprese la sua allegria anche il Giorgio Salvatori, che la sera stessa ebbe confermata da Dino Tarabella, responsabile dell’organizzazione del Festival programmato, che il giorno dopo avrebbe accettato la canzone, ultima presentata nei termini di regolamento.

Origini della Contrada La Madonnina

FEBBRAIO 1957 – Le Origini della Contrada La Madonnina: durante una festa da ballo organizzata nella sala dei Viacava a Ripa, il Cavaliere Landi Giocondo si decise a finanziare, su insistenza del Tessa Alfieri la nascita della nostra Contrada. Da sinistra a destra sono qui raffigurati Alfieri Tessa e la moglie Anna Silvestri; Giorgio Salvatori e consorte Rita Secchioni; Landi Maria ed il marito Landi Giocondo.

Da quel momento, seduti intorno al tavolo, promettemmo di collaborare in quel senso, e subito decidemmo di convocare tutti i giovani volenterosi del vicinato per il sabato successivo. Giocondo chiamò il fotografo che scattò la foto ricordo, per immortalare quel momento storico, foto qui riprodotta, per vedere, da sinistra verso destra: il sottoscritto con davanti sul tavolo il foglio dattiloscritto nel testo della canzonetta, segue Anna mia moglie; quindi Giorgio con sua moglie, signora Rita; e infine la signora Marietta, col suo Giocondo che chiude la fila.
Dopo la foto anche Giorgio, con più slancio, si dedicò alla danza, pensando alle modifiche da apportare al testo poetico, in modo da adattarlo alla nuova Contrada, poi, nei momento di pausa, fra un ballo e l’altro, con la sua stilografica cambiava parole e perfino frasi intere, cancellando e riscrivendo, finché nacque per la Madonnina dei Pagliai: ”O baldo miccettino”.
Il sabato successivo, 9 febbraio, l’ufficio della Ditta Landi Giocondo & C. era affollato di gioventù contradaiola, quei giovani entusiasti ascoltarono quanto gli esponemmo, alla fine la contrada “Madonnina dei Pagliai” era nata, per colori furono adottati il giallo della paglia e il blu-azzurro dal manto della Madonna, ritenendo giusta una bordatura in rosso. Ho ancora presenti i nomi dei partecipanti, ma lunga sarebbe la lista per elencarli; essendo la famiglia dell’allora ing. Maggi Natale la più rappresentativa nel territorio, ricorderò in nome di tutti il figlio Maggi Angelo, perché nel suo modo di fare mi rimane impresso, infatti, sornione, ogni tanto si faceva una risatina che sembrava di soddisfazione. In seguito durante i successivi e frequenti incontri in casa mia, spesso sfogliava i giornaletti di mio figlio e si gustava i fumetti di topolino e compari, finché non esplodeva nelle solite divertite risatine.

Sono passati ormai tanti anni, da allora, alcuni sono già morti, comunque con la nostra iniziativa credemmo di valorizzare il Palio, anche per la soddisfazione della presidenza dell’allora Comitato Cittadino “Pro-Querceta”. Come principio cercammo di fare del nostro meglio, ma non fummo capiti, oggi ispirandosi a un grande, direi: forse questa contrada non si aveva da fare, perché piuttosto di essere bene accolti a qualcuno si dette fastidio, la riprova è il fatto che troppo spesso, a quei tempi, fummo castigati e i vari retroscena ce li hanno confermati dopo diversi anni.

Noi abbiamo resistito! Giovani d’oggi, andate avanti e resistete anche voi!

Da un articolo di Alfieri Tessa apparso su “Il Pagliaio” in occasione del 34° Palio dei Micci (28 Maggio 1989).

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